Una bella, tosta, intensa, importante giornata che ricorderò. Un incontro senza filtri, a tratti muscolare e senza sconti ma leale, con una parte del mondo balneare riunito in assemblea per discutere del futuro di uno dei più importanti tasselli dell’economia turistica italiana. Per me.

Per loro, del proprio futuro.

Un confronto ruvido agli inizi, com’era normale che fosse, diventato man mano che passavano le ore, sempre più interessante e costruttivo, finito con la bella foto che vedete e che ci accomuna tutti intorno ad un principio: il nostro mare si tutela, non si trivella!

Qualcuno, anche di importante e rappresentativo, venuto alla chetichella e che se ne è andato soddisfatto per aver sentito qualche urletto iniziale, quando in realtà ci stavamo appena scaldando p conoscerci meglio, avrebbe fatto bene a rimanere. Avrebbe imparato qualcosa.

Ma forse non ne ha bisogno.

Io, invece, ho conosciuto meglio un programma, quello per i Lidi Ecosostenibili, che è più di un progetto, quasi un manifesto con una visione del futuro incredibilmente vicina e simile alla mia.

Una spiaggia che si struttura sugli assi della sostenibilità ambientale, del rispetto delle regole e dei diritti di tutti, dell’inclusione con l’immenso patrimonio culturale che vive nell’entroterra, che scommette sul fattore esperienziale da offrire al viaggiatore che giunge a noi, ecco, questo è esattamente quello che anche io sogno di vedere lungo le coste italiane.

Il “come” arrivarci è un percorso tutto ancora in costruzione ma non così impossibile da realizzare quando l’obiettivo è lo stesso.

Una volta superati muri, concetti assoluti o pregiudiziali che non lasciano spazio a qualsiasi trattativa, si apre lo spazio per scrivere regole intrise di buon senso che tutelino i diritti di tutti, trovando il giusto compromesso tra visione passata e visione futura.

Invece dei consueti, semplicistici e ormai logori “NO” oggi ho incontrato chi propone qualcosa di importante da costruire e, quindi, da difendere.

Serviranno nuove regole, ed è questo il più grande rimpianto, per tutto il tempo sprecato fino ad oggi.

Regole che, almeno per me, significano il superamento di un diritto divino e si trasformano nella valorizzazione di chi lavora davvero per un bene comune, quale é, e resta, la spiaggia.

Il come, lo ripeto, arriverà alla fine del percorso e sarà figlio della volontà di confrontarsi che, almeno oggi, é sempre stata presente pur nella difesa delle proprie convinzioni.

Ciò che riporto a casa stasera, oltre alla voce roca e le nocche doloranti perché i tavoli sono duri, è la sensazione che ci sia un bel cammino ancora da fare, ma anche che ci siano le persone e le possibilità di raggiunge una meta importante, libera dalla demagogia, dai piccoli interessi particolari e dai facili slogan di cui altri si riempiono ancora la bocca, con poco sforzo e zero risultati.

Un cammino che dovrà fondarsi sul buon senso e sulla tutela condivisa di uno dei beni più preziosi che abbiamo: quel mare che tutti noi italiani amiamo e la spiaggia che lo abbraccia.

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