Flavio Briatore dice una grande fregnaccia costellata di piccole verità.

La scemenza è che la Puglia abbia bisogno di replicare all’infinito il modello Twiga. Dice di conoscere i ricchi e dimentica di aggiungere che conosce quelli come lui abituati ad un lusso sfrontato più che sfrenato, di quelli che hanno bisogno che gli altri vedano quanto sono ricchi per sentirsi qualcuno. È vero che è un mercato, ma molto più ridotto di quanto si possa credere. Lo stile è altra cosa rispetto al lusso, l’eleganza è diversa dalle pailettes di brillanti, la cura dei particolari è ben altro dalla paccottiglia di lusso. Fuori dei confini italici c’è una galassia di persone che non ha problemi di soldi e che cerca l’eleganza, la cura, lo stile.

È un mondo che Briatore non conosce ma che è migliaia di volte più vasto del suo parterre di riferimento. Ad un incontro della BIT (Fiera del Turismo di Milano) del 2013 ho ascoltato con attenzione le parole di Wolfang Georg Arlt, direttore del COTRI (China Outbound Tourism Research Institue) il più importante ente di ricerca indipendente sul mercato del turismo cinese. Arlt diceva questo riferendosi ad una ricerca effettuata presso le ricche coppie cinesi.

“Quello che affascina oggi sono le vacanze passate in un borgo medievale dove si è comprata quella borsa in pelle che si è contribuito a realizzare. Oppure in una masseria pugliese di altissimo livello, dove si sono provate in prima persona l’arte di fare l’olio e le orecchiette. Cibi che vengono poi preparati per gli ospiti, suscitando invidia e desiderio di emulazione. Questa è la tendenza”.

Lo dice quella che forse è la massima autorità al mondo in questo settore, non un Briatore esperto di conti in rosso del suo Twiga che invece porta come modello. Un modello che, appena passa la moda, fallisce con chi lo crea lasciando dietro altre macerie, di lusso ma sempre macerie che imputridiscono al sole.

Quello di cui abbiamo bisogno, in Puglia come nel resto d’Italia, è un accoglienza di alta qualità, lontana dal pacchiume a 5 stelle ma anche dalla cialtroneria mordi e fuggi che riempie le statistiche di agosto e non lascia nulla al territorio ma lo devasta. Non abbiamo certo bisogno di cementificare le coste quando abbiamo borghi e masserie da recuperare per renderle luoghi di eleganza autentica, curati fin nei minimi dettagli per soddisfare le esigenze più alte.

A cui affiancare esperienze reali ed emozionali che ogni angolo d’Italia può offrire. Cominciando dal cibo da preparare insieme a chi vive sul posto condividendo l’aspetto umano oltre che quello culinario. Coccolando il visitatore con quell’offerta di qualità che è già tutta potenzialmente presente sulla nostra terra ma che non siamo in grado di sviluppare.

Per tutto questo ci sono decine di migliaia di viaggiatori pronti a pagare tanto. Se ricevono tanto. Di vero, in ciò che dice il reality manager, c’è il medioevo infrastrutturale in cui un viaggiatore piomba appena scende sotto Roma. Ma anche la poca qualità di tanti alberghetti dominati dall’incuria, viziati dalle stagioni in cui bastava “aprire” un luogo per attirare turisti. Un modello ancora troppo diffuso in Puglia e nel resto del Sud Italia e isole che registra numeri di accoglienza straniera di qualità ridicoli. Pensando che siano tutti dei cretini da spennare.

Oggi non è più così, soprattutto se vogliamo attirare quel turismo di qualità che ripaga con soldi reali ma anche con scambio culturale e vera empatia. A loro dobbiamo offrire l’autenticità della nostra terra che ha un potenziale ineguagliabile. Il mondo ci chiede molto ed è disposto a pagare bene per averlo.

Noi dobbiamo imparare ad offrirlo onestamente e con la cura di ogni aspetto e il rispetto di chi arriva. Come se fosse un amico a cui offriamo il meglio di noi.

Le parole di Briatore sono importanti, perchè costringono a scegliere quale futuro vogliamo per il nostro territorio. Non nuovamente stuprato da un cemento laccato oro illuminato da mille megawatt ma dove viene valorizzata la nostra biodiversità culturale, naturale ed enogastronomica. Dove questo è stato fatto i risultati sono evidenti e hanno portato benessere e sviluppo grazie a viaggiatori a cinque stelle. Di altro non abbiamo bisogno.

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